Il Green Deal per salvare il Pianeta, l’Europa fa sul serio

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Il Green Deal, la complessa strategia per contrastare il cambiamento climatico, è a tutti gli effetti tra le priorità della Commissione Europea, più che decisa a dare un contributo significativo adottando misure ecosostenibili che a lungo termine potranno salvare il Pianeta e che prevedono il coinvolgimento diretto di decine di milioni di cittadini, oltre che delle istituzioni.

In un panorama ormai allarmante, l’obiettivo di questo ambizioso progetto è quello di trasformare “l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna, sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali e con emissioni di gas serra azzerate”.

Nuove leggi e investimenti sostanziosi saranno alla base dell’articolata strategia del Green Deal e saranno da realizzarsi nei prossimi trent’anni. Da qui al 2050 la Commissione Europea lavorerà fianco a fianco con il Parlamento e il Consiglio dell’Unione, organi che dovranno anche conciliare le diverse vedute sulle misure da applicare a breve e lungo termine.

 

In termini di risorse, si stima il Green Deal ne intercetterà sia pubbliche che private, con un finanziamento complessivo che nei primi dieci anni di 1000 miliardi di euro, circa 100 all’anno. Nei primi dieci anni l’obiettivo sarà quello di mobilitare circa 1000 miliardi di euro per finanziarlo, più o meno 100 miliardi all’anno. Maggiori certezze sui numeri arriveranno con la definizione del bilancio 2021-2027, attualmente in discussione.

Porre un limite all’aumento del riscaldamento globale è certamente l’obiettivo principale del Green Deal, un impegno che passa principalmente attraverso l’azzeramento delle emissioni inquinanti, la produzione di energia elettrica ‘pulita’, potenziare la diffusione delle energie rinnovabili e disincentivare i combustibili fossili, rendere meno inquinanti i processi produttivi, potenziare il trasporto pubblico e quello su rotaia, salvaguardare la biodiversità in natura, promuovere un’economia sempre più basata sul modello circolare e sostenere con fondi europei iniziative capaci di assicurare il raggiungimento di questi obiettivi.

Ogni azione concreta del piano passerà attraverso direttive e regolamenti vincolanti per gli stati membri dell’Unione Europea, come nel caso della cosiddetta Legge sul Clima, a cui si sta già lavorando. Una novità assoluta per il vecchio continente, che finora si è sempre affidato a normative diverse, mai ad una legge quadro unitaria. La legge ufficializzerà di fatto l’intenzione di azzerare le emissioni nette in tutta l’Unione entro il 2050 e stabilirà alcuni ‘principi guida’ su cui si modelleranno tutte le misure future.

Importante elemento previsto dal Green Deal è anche il Fondo per una transizione giusta, un salvadanaio riservato al finanziamento di progetti sostenibili nelle regioni più arretrate e vulnerabili del continente. Le risorse saranno ricavate da fondi strutturali europei già esistenti, da prestiti a interessi gestiti dalla Banca Europea degli Investimenti e in parte dal fondo InvestEU. I destinatari del Fondo saranno principalmente i paesi dell’Est, dove la diffusione delle energie rinnovabili è ancora limitata e la costruzione di centrali a energia solare o eolica è praticamente nulla.

 

Per quanto riguarda l’Italia, la quota del Fondo potrebbe essere destinata ad interventi nell’area dell’Ilva di Taranto, oppure (su sollecitazione di Legambiente) essere utilizzati per cessare le centrali a carbone della Sardegna e per bonificare quel territorio.

Uno sforzo complessivamente notevole quello previsto dall’Unione Europea, che deve però fare i conti con quanto accade nel resto del mondo. Sul raggiungimento degli obiettivi fissati a livello globale pesa infatti la mancata adesione degli Stati Uniti all’Accordo di Parigi, un fatto che potrebbe rallentare non di poco il contenimento del surriscaldamento terrestre.

Il raggiungimento di un risultato significativo, infine, richiede in ogni caso il coinvolgimento e la collaborazione delle altre istituzioni europee e degli stati nazionali (che dovranno essere in grado di affiancare la Commissione e sostenere i suoi piani) ma anche delle aziende private, che dovranno impegnarsi a recepire attentamente le misure previste dal Green Deal.

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